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WASHINGTON. Il Governo federale americano ha presentato ufficialmente una nuova guida che abbassa notevolmente il limite dell'obesità. Così, ventinove milioni di americani hanno improvvisamente scoperto di essere in sovrappeso, senza che la bilancia indicasse nemmeno un grammo di più. Il nuovo limite stabilito è desunto da un parametro (Bmi: Body Mass Index - indice di massa corporea) che considera sia il peso che l'altezza del soggetto.
Secondo la nuova guida, chi ha un Bmi compreso tra 25 e 29,9 è in sovrappeso, mentre chi ha valori di Bmi superiori viene considerato obeso. Attualmente, gli adulti ritenuti troppo grassi negli Stati Uniti sono 97 milioni, cioè ben il 55 percento della popolazione. Questa riforma è nata dalla necessità di prevenire alcuni tra i più diffusi disturbi di cui soffre la popolazione americana, che sono, appunto, collegati alla cattiva alimentazione: ad esempio il diabete, il colesterolo, l'alta pressione arteriosa. Gli scienziati, con i loro studi, hanno dimostrato che quando una persona ha un Bmi superiore al limite di 25, diventa progressivamente più a rischio di mortalità prematura. Questa nuova guida, inoltre, allinea gli Stati Uniti agli standard adottati nel resto del mondo, in prima linea dall'Organizzazione mondiale della sanità. Ma la decisione del governo ha sollevato numerose polemiche. Infatti, c'è chi non ritiene valido il calcolo del Bmi: Judy Stern, ricercatrice che si occupa di obesità all'Università della California di San Diego, osserva: "Hanno frainteso i dati sulla mortalità. Non cambierei la politica della sanità pubblica sulla base di essi". Ma insorgono anche altre preoccupazioni. In primo piano, c'è la paura che milioni di persone, scoprendosi obese da un giorno all'altro, ricorrano indiscriminatamente a diete drastiche e a farmaci dimagranti. Con effetti ovviamente disastrosi sulla loro stessa salute. E anche se la guida consiglia il ricorso ai medicinali solo quando il Bmi oltrepassi la soglia di 27 e in presenza di altre complicazioni (diabete, colesterolo, pressione alta) e di 30 negli altri casi, le preoccupazioni riguardo i rischi di abuso rimangono: "Utilizzare i farmaci non è giustificato, soprattutto se pensiamo ai farmaci oggi in circolazione", conclude Judy Stern. "Eravamo convinti che i dati fossero chiari e i rischi presenti", controbatte Xavier PiSunyer, coordinatore dell'équipe che ha preparato la guida per conto dell'Istituto nazionale della sanità. "Avevamo il compito di mettere in guardia medici e pazienti, e questo non vuol dire che tutti abbiano bisogno di una dieta". |