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Arrivano i joule... Dal primo gennaio Duemila sono cambiate le unità di misura che abbiamo imparato a conoscere fin dalle elementari. Da quest'anno, infatti, scompaiono i mesi e gli anni, i quintali, i gradi centigradi, persino le calorie...
Dovremo familiarizzare con i Celsius per misurarci la febbre (e fin qua sarebbe uno scherzo, poiché il loro valore è identico ai centigradi). Ma questa rivoluzione, passata assolutamente inosservata nonostante sia datata nientemeno che 1979, riguarda consistenti porzioni della nostra vita quotidiana che sarà molto difficile modificare. Ad esempio, i contratti d'affitto devono essere registrati in giorni (2920 giorni invece di 8 anni), così come gli accordi commerciali e gli atti notarili e persino la nostra età nei documenti ufficiali. Un "etto" di prosciutto si potrà utilizzare solo come richiesta verbale dal salumaio, perché sono ormai d'obbligo l'"ettogrammo" e il "kilogrammo", rigorosamente con la kappa come kilometro, in qualunque carta con valore amministrativo. Siamo quindi alle prese con un nuovo "alfabeto" quantitativo: è il prezzo dell'europeizzazione, che prevede l'omologazione sulle unità di misura per i paesi dell'U.E.. Prima di imparare a contare in euro, ci alleneremo con tanti altri nuovi calcoli. Ad esempio, dovremo tenere in tasca una calcolatrice anche per la dieta. La caloria difatti scompare, sulle confezioni degli alimenti leggeremo solo i joule, unità base dell'energia. Una caloria equivale a 4,184 joule. Bisognerà quindi fare attenzione, poiché le giornaliere raccomandate 1800 calorie diventano 7.350 joule, dando adito a possibili spiacevoli equivoci, se si confondono le due unità di misura. Anche le etichette nutrizionali sui prodotti devono essere modificate. Oggi i joule sono indicati tra parentesi (esempio: lo yogurt intero passa da 65 kcal a 272 kj, inteso come kilojoule). Si estingueranno anche l'erg, il miglio, l'atmosfera, il curie, il carato. L'anno e il mese, poco attendibili perché variabili, saranno sostituiti dall'indiscutibile, dunque affidabile, "giorno"; e il quintale, indecifrabile per un danese, lascia il posto alla tonnellata già conosciuta in tutta Europa. Questa rivoluzione ubbidisce, come si è detto, a una direttiva UE, e per chi non la rispetta è prevista una multa di mezzo milione. Ma va anche detto che questa faccenda delle unità di misura va avanti da venti anni. Già dal 1979 la Cee ordinò per la prima volta di allineare le misure. In Italia fece seguito la legge numero 802 del 12 agosto '82 che la recepiva. Nessuno se ne accorse, o quasi. La direttiva si diede un'elasticità: fino al 31 dicembre '89 fu tollerata la doppia dicitura. Ma ci furono forti resistenze ad archiviare per sempre le vecchie misure, persino da parte delle Camere di Commercio e degli Uffici del Registro. Fu così che, per decreto del ministero dell'Industria, nel gennaio del '90 ci furono concessi altri 3.650 giorni (ben dieci anni) di proroga. I quali scadono, appunto, il 31 dicembre '99. Ora si presenta il problema concreto di attuare questa rivoluzione, trascinata da più di vent'anni. All'Unione consumatori si aspettano un caos da millennium bug ma in fondo sono ottimisti: sospettano un epilogo all'italiana. Emanuele Piccari ci conforta così: "I controlli saranno quasi impossibili, non bisogna temere catastrofi burocratiche. L'obbligo della conversione c'è, ma dubito di multe a cascata. L'incarico delle verifiche spetta agli Upica, uffici provinciali dell'industria, commercio e artigianato, che però sono oberati di lavoro e, tra l'altro, in via di smantellamento. Non è stata fatta alcuna campagna informativa. Meglio farebbe il ministro dell'Industria a produrre in fretta un dettagliato regolamento, magari con altre proroghe. Altrimenti regnerà comunque un bel po' di confusione. La legge dell'82 è pure generica, infatti impone la nuova metrica "in tutte le attività economiche, tecniche e sanitarie". Mi chiedo: "Un'etichetta nutrizionale è un'attività economica?". Insomma, dovremo per forza adeguarci ma, suggerisce l'Unione consumatori, abituateci per gradi, d'altronde sono vent'anni, 7.300 giorni, che l'Italia questa regola non ha proprio voglia di rispettarla. |