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Dall'America arriva un allarme riguardante l'allattamento al seno e la possibilità che questa pratica (seppur ritenuta tutt'ora la più sana per il bambino) possa incrementare i rischi di carenza di vitamina D da parte del bebè. In America, i “Centers for Disease Control” hanno rilevato un aumento di casi di rachitismo, malattia causata dalla carenza di vitamina D e che provoca indebolimento e scarso sviluppo delle ossa.
Il rachitismo era ormai sparito negli Stati Uniti, ma negli Ultimi 10 anni sono stati riportati 30 casi. Certo, non si tratta di un numero elevato, ma quello che ha fatto scattare l'allarme è che il 60% di questi casi si è verificato in soli 18 mesi. I ricercatori ritengono che questo incremento di casi di rachitismo sia dovuto al crescente uso di creme solari. I filtri solari, infatti, se da un lato proteggono dai possibili danni causati dall'esposizione al sole, dall'altro impediscono proprio che il bambino possa sintetizzare la vitamina D dalla sua fonte primaria, la luce solare. I casi di rachitismo citati interessano bambini africani e americani alimentati esclusivamente con allattamento al seno. Sebbene i bambini africani abbiano più pigmenti della pelle, fattore che limita la loro capacità di sintetizzare la vitamina D tramite l'esposizione alla luce del sole, questi casi sono stati comunque considerati come indicativi di un potenziale problema legato all'allattamento al seno. I ricercatori, quindi, mettono in guardia i genitori dall'uso di creme solari, ricordando che, in ogni caso, l'allattamento al seno rimane la migliore fonte di cibo per i bambini. Quello che viene consigliato è di valutare con il pediatra una possibile integrazione di vitamina D nell'alimentazione del bambino. Non serve, infatti, aumentare l'assunzione di vitamina D da parte della mamma: per ottenere un sufficiente apporto di vitamina D disponibile al bambino nel latte materno, la mamma ne dovrebbe assumere una quantità che è vicina al limite di tossicità, quindi non è certo la soluzione consigliata. |